CRIMSON WITHIN – LA STORIA

C’era una volta la realtà. Poi la gente decise che era troppo spaventosa ed iniziò a vivere nell’immaginario.
Bifolchi di campagna iniziarono a giocare con la filosofia e i vecchi iniziarono a succhiare la vita dalle labbra di giovani donnine in cerca di celebrità. Non aveva importanza se gli abiti fossero puliti o resistenti, l’importante era compiere la propria sfilata ogni giorno. Gli uomini d’affari capirono immediatamente le regole del gioco ed iniziarono a creare finti ribelli, finte urgenze, finti premi e finte classifiche. Tutti iniziarono a credere di avere qualcosa di interessante da dire e a tutti, di colpo, interessarono i fatti degli altri. Potevano permetterselo oppure no? Non era chiaro e, in nome della libertà, si creò un caos di pensieri inutili, farciti da sesso, violenza e silicone. Io ero uno dei pochi che poteva permettersi di parlare ma non mi fu concesso. O almeno non nel modo in cui volevo. Perché quando i miei genitori morirono, vedendo il loro sangue mi resi conto che non era rosso ma cremisi. Perché anch’io avevo il cremisi dentro. Io ero diverso; il mio sangue non era rosso. Era leggermente diverso. Cremisi. Ne ero certo, anche se non ero in grado di vederlo.
Tutto cambiò lentamente. Gli stramaledetti spettacoli alla TV mi fecero capire che, anche se ero un grande artista, dovevo fare qualcosa di scioccante per diventare famoso. Allora, un po’ confuso, me ne andai per strada a tentare di uccidere qualcuno. Un artista killer sarebbe stato il top della pubblicità. Mi imbattei in tanta gente che sfilava. Mi facevano così pena..e non combinai nulla..ma incontrai una donna maledetta, capace di offrirmi tutto quello che cercavo. Era ricca! Il paradosso è che però, proprio da quel momento in poi, nulla ebbe più senso. Quando ormai troppo tardi me ne resi conto, feci il possibile per allontanarla da me. Le chiesi eterna fedeltà e me la diede. Le chiesi addirittura se fosse stata disposta ad uccidere i nostri figli. Rispose di si. Iniziai a sentirmi come un verme strisciante. Come un’entità che non aveva uno scopo a se stante. La mia cazzo di donna era diventata la mia rovina. Stavo diventando lei; ogni parte della
mia arte era lei. Avevamo messo su famiglia, avevamo una grande casa e avevo successo..ma avevo davvero bisogno di quello spazio tutto per me? Io odiavo quella maledetta..ma facevo finta di amarla. Perché con lei era venuto il successo.
Era un circolo vizioso, più l’amavo, più avevo successo, meno la mia arte era buona. Ero diventato pazzo e dovevo nutrirmi di qualcosa. Avevo voglia di piangere e vedevo cose strane. Ero stanco, ero rovinato. Dovetti scomparire ed essere dimenticato. Cadendo nel nulla.